IPOTESI DI COSTITUZIONE DI UN CENTRO
DI CULTURA DIGITALE DEL COMUNE DI ROMA NEL PRIMO MUNICIPIO
A cura di Franco Zeri
e Cristina Chiappini
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LA CULTURA DIGITALE
Verso un centro di cultura digitale romano: prospettive occupazionali e formative. Introduzione Franco Zeri
Ringrazio il direttore dellIstituto Europeo di Design Comunicazione, Vincenzo Piccolo, per ladesione al progetto e per lospitalità, e Caterina Banella consigliera del primo Municipio per aver promosso il centro e per la passione che a messo nellorganizzare questo evento. Insieme me ha realizzato questo progetto, con pari impegno, Cristina Chiappini, qui presente in aula.
Ora, vado ad esporre la nostra proposta, per dare spunti di riflessione al dibattito.
Si sente lesigenza, ormai diffusa, di un luogo fisico (ma anche virtuale e di rete), soprattutto nella nostra città, che sia un luogo di confronto sui linguaggi nati dalla tecnologia digitale.
Il digitale è un insieme di bit (sistema numerico e binario- 0-1) infinitamente replicabili in maniera identica in ogni luogo, si configura come immateriale e virtuale, essendo inesistente sul piano fisico (materiali) ma presente sul piano visuale (monitor), e trasmissibile è rappresentabile in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo (rete telematica).
Assistiamo, grazie alle tecnologie digitali, alla convergenza del sapere, delle discipline e delle professioni (ricomposizione rispetto alla parcellizzazione - ritorno alla bottega di Gutenberg).
I computer facilitano i compiti ripetitivi e ci forniscono delle potenti leve per produrre sempre di più in minor tempo, permettendoci di dedicare più tempo alla creatività e al pensiero speculativo (costruire un triangolo equilatero richieda una formula goemetria).
Non sempre però questo potenziale si traduce in una liberazione dalla produttività di tipo classico (TAYLORISMO), anzi può portare a riprodurre un modello di lavoro manuale di inserimento ed elaborazione dati.
Le tecnologie creano figure umane con una sorta di sindrome di Loenardo sq (S. Freud), dotate cioè di sapere diffuso e capacità specifiche, che vanno verso un sapere ricomposto e aggiungerei, oggi, verso il lavoro di gruppo e di comunità.
Il digitale permea tutti i settori in modo da cambiarne le modalità di fruizione e produzione, mutando il rapporto con il lavoro creativo e il mondo produttivo.
In questo senso il digitale crea un nuovo linguaggio basato sulla possibilità di riprodurre e comunicare all'infinito messaggi e contenuti anche con l'ausilio della rete. La riproducibilità dell'originale in copie uguali permette laccesso a tutti indistintamente, senza gerarchie.
Per questi presupposti, non è più procastinabile la creazione di un luogo di confronto, pena la nostra decadenza e marginalizzazione culturale in campo internazionale ed europeo. Assistiamo ad un esaurimento del filone di ricerca delle avanguardie del 900, correnti artistiche meritorie, ma ormai museali: è finita la loro la spinta propulsiva nei confronti dellimmagine Italia.
Direi di più, in Europa e nel mondo ormai i grandi poli museali ed espositivi si occupano, almeno come osservatori, dellarte digitale in tutte le sue forme. Solo da noi si ignora completamente il tema, escludendo le nuove generazioni dal sistema della cultura.
L'area della cultura giovanile è molto sensibile alla potenzialità democratica dei mezzi digitali per la libertà operativa (grazie ai software open source), per la facilità di accesso dei mezzi, per le potenzialità rivoluzionarie a livello di messaggio, e per l'innovazione linguistica che essi portano nei vari campi della comunicazione e dellarte contemporanea.
Tutta una generazione viene esclusa dal sistema tradizionale della cultura, dellarte, per la mancata conoscenza di questo mondo, anche per fattori di mercato ed economici che escludono il riconoscimento del loro status di artisti e creativi dei vari settori espressivi.
La domanda che spesso viene fatta dagli addetti ai lavori è: ma questa espressione si venderà? Quali saranno i modi per commercializzali?
Sarà governabile e manovrabile questa forma espressiva?
I luoghi di esposizione sono adatti? La gente o pronta a recepire questa nuova espressività?
Mentre queste opere sono già in rete e di dominio pubblico, dove loriginale è la sua replica.
Se il digitale è la forma prevalente di espressione creativa del nuovo millennio, perché avviene questa marginalizzazione?.
Probabilmente cè una scarsa capacità di comprensione delle modalità di produzione e di fruizione del digitale.
Il sogno, lutopia dellopera aperta (U. Eco), dellavanguardie del 900, il costruttivismo e larte cinetica e programmata, è oggi realtà: "unarte per tutti, unarte conoscitiva e formativa attraverso la partecipazione e interazione del pubblico e dei fruitori".
Ne discende che questo è il nodo da affrontare, cioè inserire queste forme di espressioni nel quadro della cultura contemporanea.
Per questo la creazione di un luogo dove si confrontano liberamente (senza prevalenze) tutte le culture e le forme espressive del digitale diventa urgente.
Un luogo dove dibattere le potenzialità e le implicazioni contenutistiche e artistiche, dove divulgare la cultura e creare la formazione sul digitale.
Dare una prospettiva occupazionale (un reddito) a molti giovani che operano, e che vogliono operare, in questi settori (design, arte, cinema, teatro, poesia e scrittura, danza, pubblicità, radio e TV, ecc.).
Un laboratorio (Medialab) dove sperimentare i linguaggi digitali in tutte le espressioni, dove ci si forma e ci si esprime al contempo (nuovi talenti).
Anche in collaborazione con Accademie, Università e istituzioni formative private come lo IED Comunicazione, o associazioni come lAIAP (associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva) e la TP (Tecnici Pubblicitari).
Un luogo dove rilanciare, e dare un senso, alle speranze e alle aspettative dei giovani, deluse dal modo in cui lindustria i governi dei paesi occidentali hanno dato la risposta a queste tecnologie solo in termini di mercato, di occupazione precaria, creando un bolla che rompendosi ha prodotto disastri di contenuto (speranze deluse sul potenziale) e occupazionali.
Forse, con queste azioni di mercato, si vuole depotenziare la dirompenza democratica dei mezzi digitali, loro forza di essere ovunque e sempre (onniscienza), la loro capillarità e diffusione nelle case, nei luoghi di lavoro e di cultura.
Questa capillarità e diffusione sono il suo vero potenziale occupazionale di questi mezzi e linguaggi.
Proprio per questo dobbiamo dibattere e rendere consapevole la gente di che cosè il digitale come linguaggio, il suo uso e le sue potenzialità espressive e la sua capacità di diffusione globale, capace di creare una cultura democratica dei mezzi di comunicazione, che sono si di massa ma con un contatto personalizzato .
Quindi, la nostra intenzione è andare ad un confronto con gli enti pubblici preposti per avere un luogo, fondamentale per lo svolgimento della nostra attività, contattare dei partners tecnologici per avere i mezzi per svolgere la nostra attività; costruire un centro con che sia un network con altri centri Europei con una sala espositiva digitale, sala convegni, biblioteca digitale e archivio digitale di tutti le opere, sala computer.
Il centro sarà unassociazione culturale (non profit), al cui interno sarà presente lente promotore, e si doterà di un comitato scientifico.
Un sogno che vogliamo perseguire con tenacia e realizzarlo fattivamente.
Per questo vogliamo raccogliere adesioni a questo progetto.
Questo incontro ha uno scopo fondativo, mettere insieme e unire le forze per creare un centro di cultura digitale aperto dove si confrontano le varie culture e dove Provincia, Comune e Municipio, si fanno i promotori di questa iniziativa, soprattutto in una città come Roma che si candida ad essere, entro il 2006, il polo espositivo e museale più grande dEuropa, e dove non può mancare questa area di cultura digitale.
Le azioni successive di lancio saranno una conferenza organizzativa e un annesso festival sulle arti digitali (vedi progetto).
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