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PROVINCIA DI ROMA
Assessorato alle politiche culturali, della comunicazione
e dei sistemi informativi

 

M(edia)A(rt)D(esign),
ovvero essere artisti nell’era digitale
Angelo Capasso


La prima edizione del corso MAD ha fondato le radici della prima esperienza didattica sul Digitale mai avuta in Italia. MAD ha fissato i principi del digitale mettendoli alla prova nella loro efficacia con un laboratorio di studenti selezionati principalmente sulla base della loro predisposizione ad acquisire le conoscenze di questo nuovo mondo.
MAD ha stabilito questo: le strategie di conoscenza nella modernità si fondano sulla visualizzazione. Il senso ultimo delle cose assume attraverso l’immagine un valore assoluto che fa leva su una facoltà primaria, quella dell’esplorazione e della memoria visiva, che sin dalla nascita rappresenta il canale primario per la nostra coscienza del mondo. La nostra capacità di accogliere la totalità in una sua riproduzione parziale, è fondata sul principio di trasformazione del mondo in una immagine, da cui nasce anche l’idea di produrne una versione oggettiva.

Oggi, nel mondo postfotografico, l’immagine ha acquisito nuovi significati che vanno oltre il senso unico dell’oggettività. Se la still fotografica fissa un frammento del mondo nel suo svolgersi come work in progress, nel digitale l’immagine aderisce alla realtà fino ad assumerne le stesse dinamiche, non a trasformarsi in essa, ma a produrne una versione singolare, strutturata e trasparente, fatta di metodi e procedure nuovi che trasformano l’idea del mondo in un work in process.

Questa trasformazione è ormai percepibile nell’uso ormai generalizzato del digitale che si ha nella vita di tutti i giorni. Le procedure di “recording”, “rendering”, “surveillance” sono procedure che appartengono indistintamente al mondo del marketing e della comunicazione, della politica, della cultura storica ed estetica. In ogni loro applicazione ci rivelano un mondo nel suo farsi e trasformarsi attraverso automatismi e un occhio vigile che rende oggettivo ogni istante.

Se "vedere" ed "essere visti" sono due strategie che nella modernità hanno rafforzato il soggetto; "immaginare" ed "essere immaginati" è invece la priorità del neomoderno che si rafforza attraverso tutti i sistemi di
comunicazione a distanza e attraverso i meccanismi di controllo a distanza su cui si fondano la nuove percezioni del senso collettivo che si è ormai definitivamente esiliato da una visione soggettiva del singolo ma si attualizza in una sua dimensione totale esterna, nei canali infiniti del mediascape, nello spazio della telecultura, nei sistemi delle reti.
Questa nuova oggettività è conseguenza della cultura televisiva, nel suo senso etimologico primo, ovvero di “visione a distanza", che ha mediato i temi della memoria, della coscienza, della percezione dissociandoli dall’esperienza diretta, rendendoli in qualche modo estranei all’esperienza dell’io percepiente.

La percezione, secondo i metodi del digitale, diviene scansione di immagini, pensare è invece un modo di processare informazioni, e il ricordo diviene recupero di informazioni; ogni strumento nel repertorio delle scienze digitali è un organismo senziente, e conseguentemente, la percezione è, ad un tempo, dentro e fuori di noi, nelle protesi che la tecnologia ha ormai spinto nella nostra coscienza senziente e sensibile. Il superamento della soglia del moderno, in questo "neomoderno", è dato dalla realtà dei media digitali che presuppongono un sistema di comunicazione che assimila la rappresentazione all’interno della tecnosfera, della neurosfera e della genosfera.

Questo senso di controllo sulla natura umana, coincide con un principio implicito della modernità, che nei sistemi digitali del neomoderno produce lo spostamento della soglia verso una evoluzione inevitabile: dagli ecosistemi a infosistemi, dai codici agli algoritmi, dagli individui agli agenti, dalla cognizione alla neurocognizione, dalla registrazione di fatti al "rendering" di immagini eidetiche, dall’osservazione all’interazione, dalla riflessione al comportamento, dalla scienza alla tecnoscienza, dalla biologia alla genetica, dalla genetica alla vita artificiale.

L’arte è l’oggetto di una esperienza soggettiva: quali sono i suoi destini davanti a questa ridefinizione della soggettività nelle nuove ipotesi di oggettivazione? Lo spartiacque delle avanguardie storiche può ancora reggere il colpo di questa fluidità dell’opera che non ha difficoltà ad oggettivarsi, ma a ritrovare un aggancio con la soggettività. Da questo punto di vista l’esperienza delle seconde avanguardie è a noi più utile per comprendere la portata culturale del digitale.
L’Arte Concettuale, il comportamento, l’arte cinetica e programmatica hanno disegnato il perimetro all’interno del quale il digitale ha rappresentato il suo nuovo progetto di "spazio elastico", uno spazio che contiene non solo l’esterno, ma soprattutto la soggettività nella sua ridefinizione dello spazio.

Oggi quella ridefinizione raggiunge l’arte fin nei suoi elementi sostanziali, gli stessi che si imponevano come novità nel novecento, quali ad esempio il suo castello di carte determinato dal "sistema dell’arte", composito, in cui ogni elemento è da considerarsi un anello a sé stante, autonomo, ma complementare ad altri in una catena funzionale: artista, gallerista, mercante, collezionista, museo.

Il digitale è uno strumento/contesto, una forma/luogo in cui le opere nascono, conoscono la loro distribuzione e fruizione. Il cambiamento sostanziale accede proprio ad una nuova sistematizzazione di un procedimento tradizionale, cui si sono legate ogni flusso di attività, e di identità, dall’isolamento dell’artista, al valore intellettuale del collezionista, fino allo strapotere del mercato.

Gli esperimenti attuali, nella loro parzialità, vivono soprattutto in contesti diversi da quelli dello specifico artistico. Non sono i nuovi videogame ad uso personale, o le forme nuove a determinare l’evolversi del digitale nei confronti dell’espressività del singolo (qual è la forma dell’arte) quanto le sue utilizzazioni sociali, la possibilità di scardinare la fissità dell’immagine e metterne in mostra le sue prerogative relazionali, formali, progettuali.

L’arte digitale ha una sua specificità didattica molto precisa. Essere artisti del digitale significa partire da una base solida di conoscenza imprescindibile. Una conoscenza della tecnologia che si può assumere, recepire, approfondire, o anche semplicemente rifiutare, ma inevitabile.

Il Digitale non ammette ignoranza. La sua neutralità è una neutralità in positivo, ovvero parte dal presupposto che ognuno può essere artista. “Tutti siamo artisti” (J. Beuys), e tutti possiamo trovare espressione nel mondo ampio del pensiero visivo digitale, ma il confronto tra l’arte e il mondo si complica perché il Digitale distende le abilità dell’arte verso una totalità infinita, senza confini: mondo civile, vita amministrativa, vita sociale, relazioni culturali, politiche – tutte queste componenti divengono un territorio di scambi relazionali.

La neutralità del Digitale consente una compartecipazione di livelli diversi in un contesto ibrido (il digitale stesso): net-art, web-art, internet-art, global-art, sono fenomeni sociali più che fenomeni legati al mondo dell’arte, inteso in termini tradizionali. Queste escursioni e azioni (hackerismo e hacktivismo) si aggiungono alla ricerca estetica dell’arte del secolo scorso e delineano un mondo, quello del digitale, in cui livelli diversi si compenetrano e si fondono, generando una nuova possibilità di “opera d’arte totale” però specificatamente per il digitale, quindi delimitata all’interno del computer e del mondo che questo può gestire.
Si accentuano quindi le specificità del mezzo, ma allo stesso tempo le sue potenzialità aprono ad un mondo nuovo dove anche l’arte può vivere un destino diverso, sganciandosi dal presente storico verso una geografia di luoghi d’affezione, dove lo scambio interpersonale diviene esso stesso spazio, luogo, contesto, identità, pluralità.

Il corso MAD ideato noi ha avuto la specifica caratteristica di assorbire questa totalità e di farne materia di docenza, creando una perfetta sintonia e interazione tra cultura, tecnologia, vita civile.
Il supporto totale fornito dalla Provincia di Roma ha reso possibile raggiungere un obiettivo fondamentale per la realizzazione del pluralismo digitale in atto: aprire il corso gratuitamente a tutti gli studenti che desiderano seriamente misurarsi con questo mondo nuovo, fare del Digitale una esperienza per tutti e di tutti.
Buone notizie quindi: a Roma, il presente Digitale è iniziato.

Angelo Capasso


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